Filippino Lippi e la sua nuova…anzi antica ..luce!

La Pala Nerli, magnifica tavola ancora nella sua collocazione originale voluta dal committente Tanai de’ Nerli, quivi raffigurato insieme alla moglie Nanna, è stata recentemente al centro di un convegno, a Firenze, in occasione della presentazione del volume: “La Pala Nerli di Filippino Lippi in Santo Spirito, Studi e Restauro”, a cura di D. Rapino, ed. Mandragora.

Riflettografia a scanner pala nerli art test firenze particolare

Riflettografia a scanner pala nerli art test firenze particolare

Il restauro di questa splendida opera, eseguito da Anna Teresa Monti,  si è rivelato un’occasione per riscoprire, in tutti i sensi, un dipinto che nonostante un altro intervento relativamente recente (1990), era rimasto nascosto sotto una serie di verniciature e patinature.
Prima di valutare se procedere con la rimozione di queste, era però necessario conoscere quali fossero le condizioni dello strato pittorico originale. Ad esempio, come si legge nel testo di A.T. Monti, nel volume citato, “il volto della vergine, che veniva descritto da Nelson, testimone diretto dell’ultimo restauro, con un’abrasione che crea un effetto di sfumato”, destava preoccupazione. Anche il confronto con la radiografia, eseguita nel 1990, non forniva indicazioni confortanti in quanto non vi si leggeva la presenza di biacca.
Le indagini diagnostiche non invasive, condotte da Art-Test Firenze, sono state di aiuto per definire l’intervento in questa come in altre parti del dipinto. ”L’analisi multispettrale IR riusciva (..) a leggere campiture e linee nei volti che lasciavano intuire la presenza di pittura originale al di sotto di rifacimenti parziali e ottundenti. Inoltre, all’analisi Multilayer si notavano dei piccoli tasselli di pulitura situati in profondità, in zone perimetrali, e uno, di maggiori dimensioni (..) in corrispondenza del lembo inferiore del manto della Santa Caterina. (..)”.  La riscoperta dello strato pittorico originale, generalmente ben conservato, ha permesso di rivelare la maestria del pittore, che utilizza una pletora di accorgimenti tecnici, come ad esempio diversi leganti, e diverse tipologie di stesure d’oro, per ottenere effetti superbi di luminosità, preziosità, ma anche resa realistica dei materiali e dei giochi di ombre e riflessi.
La riflettografia a scansione ha mostrato inoltre come il dipinto sia il risultato di una complessa lavorazione. La concezione iniziale di quasi tutte le figure differisce infatti dalla realizzazione finale. Per quanto riguarda le linee prospettiche, queste non convergono infatti in un unico punto. Alcune sono approssimativamente direzionate verso una zona centrale della parte alta del dipinto, ma alcune di queste linee non seguono questo andamento neppure sommariamente. Un modo di procedere che non si riscontra ad esempio nelle opere di Botticelli, che al contrario si serve di una costruzione prospettica molto ben studiata, mentre si ritrova in altre opere di Filippino, più attento ad una resa convincente, che ad un approccio scientifico.
Il dipinto ha rivelato anche altre sorprese, come una prima impostazione con un gioco di sguardi completamente diverso, e alcune parti non finite. Vi invitiamo ad andare a vederlo e a leggere gli studi, anche relativi alla proposta di una nuova datazione, presenti nel volume.
Per saperne di più:
http://www.youtube.com/watch?v=VY49ZytXEy8

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